Ciro S.
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Isola Li Galli è un angolo di terra sospeso tra cielo e mare, dove è facile perdere lo sguardo all’orizzonte fino ritrovare se stessi nel profondo. Situate dinanzi a Positano è ben visibile un piccolo arcipelago che fa parte dell’area marina protetta di Punta Campanella, l’isola più grande, è chiamata “Gallo Lungo” che vista dall’alto ha una forma che ricorda un delfino, mentre le altre due isole minori si chiamano “la rotanda” e “Dei Briganti a nord della Rotonda” anche se viene comunemente chiamata “La Castelluccia”. Le prime notizie storiche ritrovate sono del geografo greco Strabone, del I secolo a.C. (63-19) che le descrisse per la prima volta in due brani, identificandole come sedi delle sirene e dando loro il nome di Sirenai o Sirenussai (“il luogo delle sirene”). I greci erano soliti rappresentare queste creature sterminatrici di marinai con il corpo per metà di donna e l’altra metà di uccello. Da qui l’accostamento con il gallo da cui il nome “Li Galli”. Secondo la mitologia, sui tre isolotti vivevano Partenope, Leucosia e Ligea, le tre sirene dell’Odissea che, con il loro canto seducevano ed ammaliavano i naviganti, al punto da farli perdere il controllo delle navi che, inevitabilmente, si schiantavano sulle rocce degli isolotti. Stando sempre al mito, solo due navi riuscirono a scampare al triste destino: quella di Ulisse e quella degli Argonauti. Nell'Odissea di Omero, Ulisse non volle rinunciare a sentire il canto delle sirene e così, su consiglio dalla maga Circe, si fece legare all'albero della nave, ma solo dopo aver turato con della cera le orecchie dei suoi marinai: egli poté quindi estasiarsi al loro canto mentre la nave continuò indisturbata il suo cammino. Gli Argonauti, invece, si salvarono grazie alla bravura di Orfeo che prese a suonare la lira, surclassandone il canto; le sirene, per l'umiliazione subita, si buttarono in mare e i loro corpi vennero trasportati dalla corrente, sicché Ligea finisce a Terina sulla costa calabrese, Leucosia a Posidonia l’attuale Paestum e Partenope alle foci del fiume Sebeto, dove i Cumani avrebbero fondato Napoli. I primi ad insediarsi sull’isola furo i romani amanti del bello. In seguito le isole furono donate da Federico di Svevia al monastero di Positano nel ‘200. Ad eccezione di un tentativo nel 1848, la famiglia dei Conti di Guissi tentò di costruirvi una fattoria per l'allevamento dei conigli. Dopo un successo iniziale, nel 1873 una terribile tempesta colpì l'arcipelago e affogò tutti i conigli e dall’ora, li Galli conservarono la loro natura selvaggia e poco frequentata se non per delle occasionali battute di caccia. Il ‘900 rappresenta un secolo di svolta, nel 1924 Leonid Fedorovič Mjasin, ballerino e coreografo russo acquistò l’intero arcipelago per realizzare dapprima un centro artistico di musica, danza e cultura, dove poter liberare la propria creatività. Purtroppo l’ambizioso progetto non trovo mai la luce, al suo posto venne costruita una maestosa villa: Villa Grande o anche conosciuta come Villa Massine, sorta nel verde incontaminato sopra le preesistenti rovine romane. Per la costruzione di questa villa, nel 1937 venne chiamato a collaborare anche il famoso architetto francese Le Corbusier. Dal 1989, l’arcipelago passa di proprietà a Rudolf Nureyev, altro famoso ballerino russo, che modificò il progetto della villa facendovi costruire in aggiunta a questa, una meravigliosa torre saracena che ospitava una sala dove poteva esibirsi. Nureyev letteralmente folgorato dal fascino dell’isola e dalla sua capacità ispiratrice al punto da pianificare l’apertura di una scuola di ballo proprio lì. Purtroppo la sua morte prematura a causa dell’AIDS gli impedì di realizzare questo sogno e così nel 1988 l’isola rimase di nuovo disabitata. Dopo il 1993 anno della morte di Nureyev, Li Galli viene acquistato da un imprenditore locale.