Marco D.
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Il nuovo SMAC – San Marco Art Centre inaugura la propria attività con una mostra di grande ambizione, The Quantum Effect, curata da Daniel Birnbaum e Jacqui Davies. Lo scenario è straordinario: le Procuratie di Piazza San Marco, restaurate da David Chipperfield, diventano il palcoscenico di un percorso di oltre mille metri quadrati, articolato in sedici sale.
Il tema scelto è affascinante: la trasposizione in chiave artistica di concetti legati alla fisica quantistica, dal multiverso ai paradossi temporali.
L’allestimento sfrutta simmetrie, opere “gemelle” e un lungo corridoio che suggerisce la sensazione di mondi paralleli. Alcuni lavori colpiscono per intensità visiva e capacità evocativa, regalando momenti di autentica suggestione.
Eppure, nonostante le premesse, la mostra lascia un retrogusto di incompiutezza. L’ampiezza del tema e la molteplicità degli approcci rischiano di generare dispersione più che immersione.
Molte opere restano su un piano concettuale difficile da tradurre in esperienza concreta, e il visitatore meno avvezzo all’arte contemporanea può sentirsi spaesato. L’effetto complessivo è elegante, ma non sempre emozionante.
The Quantum Effect si presenta dunque come un esordio ambizioso ma non del tutto convincente: interessante per la qualità del contesto e per l’orizzonte teorico che propone, ma privo di quel guizzo capace di trasformare il progetto in un’esperienza davvero memorabile.
Resta comunque la curiosità per i prossimi capitoli di questo nuovo spazio veneziano, che ha tutte le potenzialità per imporsi sulla scena.